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L'umiltà del chicco di grano

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  • L'umiltà del chicco di grano

    Ieri sera è stata una serata speciale per la mia famiglia, ma non potevamo immaginare che fosse stata speciale per decine di persone, centinaia di persone, migliaia di persone.
    La storia inizia o, per meglio dire, parte in Giappone qualche settimana fa.
    Massimo si trova in uno degli edifici più alti di una delle città nipponiche più importanti; siede nervosamente ad un tavolo, riflettori e telecamere puntate addosso, decine di giornalisti e professionisti del settore alimentare che attendono le sue parole. Massimo sta per scoppiare, quando ferma per un istante i suoi pensieri aggrovigliati, focalizzandole verso tre figure a lui care, tre persone che lo hanno "tragicamente" condotto in quel patibolo: suo nonno, suo padre e Cesare. Tutti fremono e cominciano a chiedersi il perchè del suo silenzio. Davanti a se ha dei piatti di pasta, la SUA pasta, anzi quella che le tre importanti figure rammentate hanno permesso di creare, dal nulla, dall'esperienza, dalla determinazione, dall'umiltà. Ancora un attimo, dopodichè... Massimo tira un sospiro, si concentra, rilassa i suoi muscoli tesi come corde di un pianoforte appena accordato, accenna un sorriso e comincia a parlare.

    Suo nonno gli insegnò a utilizzare la mietitrebbia e tutti gli arnesi di lavoro dei campi, facendolo innamorare; suo padre lo guidò nei tempi, nei luoghi, tra le persone; Cesare lo trasformò.
    Personalmente non conosco il nonno né il padre di Massimo, ma conosco Cesare anzi, lo conoscevo.
    Cesare è, era mio suocero, il papà di mia moglie. Lo conobbi unicamente perché sbavavo dietro alla figlia; quindi un giorno, anzi una sera tra amici a casa della mia futura consorte già fatta fidanzata, me lo vidi capitare alle spalle dicendomi queste parole: "Sarà il momento di conoscere 'sto famoso Massimiliano!", col mazzo di carte che mi volò di mano tra le risate generali.
    Tralascio il cammino emotivo della mia vita che mi ha condotto all'altare con sua figlia per ovvi motivi e vado a descrivere chi era Cesare, anzi cos'era Cesare. Lasciamo in sospeso anche Massimo coi riflettori puntati, poiché dopo parlerà. Altroché se parlerà.

    - "E dove vai alle cinque di mattina quando il pastificio apre alle sei?" - chiese mia suocera a Cesare che si stava vestendo frettolosamente - "Vado ad aprire le caldaie. Credo che se le accendo un'ora prima, saranno più efficienti al momento dell'inizio della produzione di pasta." - "Ma non ti pagano per fare questo!" - rispose la moglie - "Un'ora più...un'ora meno..."

    Qualche mese dopo riecco la scenetta familiare - "E adesso dove vai alle TRE della mattina???!!!" - chiese la moglie - "Sono sicuro che se abbasso il termostato di un pò, l'essiccazione avverrà più lentamente e sarà meno forzata...la pasta ne gioverà sicuramente, ma devo provare...devo provare...".

    Cesare fu promosso capopastaio presso la Spigadoro Petrini S.p.A di Bastia Umbra (che produceva pasta che avrà assaggiato sicuramente qualcuno di voi o meglio qualche vostro genitore, prima della chiusura di qualche anno fa), mitico pastificio umbro che esportò la pasta in tutto il mondo e che ha dato lavoro a generazioni di bastioli.
    Questo era Cesare, un piccolo uomo che nel giorno della Santa Cresima di sua figlia dovette abbandonare la cerimonia poiché le responsabilità di capopastaio lo chiamarono di nuovo a lavoro.

    Naturalmente potrei dilungarmi sulle sue qualità, su singoli episodi che lo hanno visto protagonista di viaggi intorno al mondo, ad inventarsi modifiche e procedimenti per tirar fuori il meglio dall'uomo, dalla macchina e dagli elementi, a mettere a punto mostruosi macchinari pronti a inondare di buonissima pasta secca interi territori stranieri, ma dovrei scrivere un libro e ora vorrei tornare su quel grattacielo iniziale.

    Massimo era lì piantato davanti ai suoi campioni di pasta, illuminati dalle luci, pronto a descriverne le qualità a curiosi esperti del settore, ma le parole non venivano. E allora i pensieri risalgono la corrente e, come salmoni, arrivano nel punto preciso dove trovano frutto.

    "Non posso venire da te, questa volta, ma cosa ti ho detto tempo fa?" - gli tornarono in mente queste parole quando, disperato, una sera di due anni fa, Massimo telefonò a mio suocero chiedendogli consiglio, dopo aver ascoltato decine di tecnici e pagato parcelle esagerate - "NON VA BENE! Devi cambiare strada; la pasta deve riposare; devi RALLENTARE il ritmo, lasciarla essiccare almeno 48 ore; vedrai che accoglierà tutto ciò che il grano, l'acqua e le proprietà organolettiche degli elementi utilizzati fioriranno in essa. E la TUA pasta sarà perfetta". Infine gli disse: "Massimo, parliamoci chiaro; tu devi capire che NON sei un imprenditore, tu dapprima sei un ARTIGIANO. Per fare la pasta perfetta tu devi partire dalla sostanza primaria, quella che formerà la tua creazione; devi partire dall'umiltà del chicco di grano."
    E saranno proprio queste ultime parole di mio suocero, Cesare, che sconvolgeranno la sua vita, che lo faranno irrimediabilmente crescere in maniera istantanea, che trasformeranno le sue ansie in idee vincenti.

    Allora...Massimo tira un sospiro, si concentra, rilassa i suoi muscoli tesi come corde di un pianoforte appena accordato, accenna un sorriso e comincia a parlare. E la magia accade; parla di suo nonno...e di suo padre...e parla anche e soprattutto di Cesare e della sua capacità a pensare trasversale. E parla del chicco di grano.
    La SUA pasta ora sarà speciale per migliaia di persone in tutto il mondo. E quel patibolo si è trasformato in una strada meravigliosa.

    Massimo produce la pasta in un pastificio immerso in un campo di grano, non lontanissimo dalla sede di Roland DME; trebbia con la vecchia trebbiatrice del nonno, guarda le foto di famiglia appese ai muri, curando tutto nei minimi particolari, con un packaging da paura che compreresti la sua pasta solo per la confezione. Le sue trafile lavorano un giorno e il giorno dopo TUTTI SI RIPOSANO per attendere la giusta essiccazione, come aveva suggerito Cesare, cosa inaudita per l'imprenditore; ma non per l'ARTIGIANO. Ed ecco la magia dell'eccellenza.

    Ieri eravamo ospiti alla SUA festa della trebbiatura; sua ma di tutti: chef, compratori, esperti agronomi, amici e...la mia famiglia che scoppiava di orgoglio per il loro piccolo uomo che io ho conosciuto maledettamente troppo tardi. Una tavolata lunghissima, tra i campi di grano falciato, alle luci magiche del pastificio che sembra un'opera d'arte e che, in fondo, lo è.
    Proprio ieri sono due mesi che non me lo trovo gironzolare, né sento il suo fischiettio di richiamo alle mie figlie su per le scale quando tornava dall'aver aiutato al negozio di pasta fresca dei suoi figli, né giocherellare col mio cane che mi ha "forzatamente" regalato qualche anno fa acquistandolo al mercato, facendomene irrimediabilmente innamorare.
    E proprio ieri ho avuto conferma che niente e nessuno viene o si conosce per caso.

    Perciò vi chiedo niente condoglianze, per favore, solo prendete la storia così com'è e fate tesoro di tutto quello che c'è scritto dentro. Perchè dentro ci sono sogni che, ormai ho capito, richiedono lunghi intrecci, tante parole, abbracci, pianti e migliaia di visi da conoscere; un lungo tempo di essiccazione, insomma, prima di essere realizzati. Dall'umiltà di una persona, all'umiltà del chicco di grano ci può essere un universo di cose. E, poi, tutto si compie.

    Un abbraccio a tutti gli ARTIGIANI, tecnologici e non.

    Max - Asterisco Pubblicità
    Il coraggio senza la paura è solamente incoscienza.

  • #2
    Non ti nascondo che una lacrima sta solcando il mio viso. Un abbraccio forte.
    Sapere, Fare, Saper Fare, Far Sapere!
    Giovanni Re
    Community Manager
    ROLAND DG Mid Europe

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    • #3
      Chi ama il proprio lavoro, ama la vita. sono persone ricche dentro, che hanno sempre voglia di imparare, scoprire, conoscere. Ed i giovani dovrebbero avere più rispetto delle persone "adulte" perchè certi valori, certe esperienze che ti possono tramandare, sono cose preziose, sono ricordi che porti dentro di te, per tutta la vita. Non c'e' denaro che possa comprare la loro immensa capacità di amare ed essere amati.

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      • #4
        Come sempre Max sei riuscito a mettere in parole sentimenti, persone ed immagini che attraversano la nostra vita, mi hai dato la speranza che qualche "giovane" che si ferma a "riposare" ancora c'è e meno male! Che coicidenza però, proprio all'inizio della settimana ho stampato il mock up della proposta di nuovo packaging per la pasta del tuo amico Massimo, proposta fatta, per studio e non per lavoro, da uno studente di grafic design dello IED di Milano, grazie al quale sono venuta a conoscenza del pastificio di Massimo che prima non conoscevo,i casi della vita: gli artigiani si incontrano o si incrociano anche senza volerlo.
        Valeria

        morganti srl
        stampa - fotografia - grafica
        milano
        www.morgantimilano.it

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        • #5
          Valeria, se nel libro della leggenda personale è scritto che qualcosa debba accadere, allora tutto girerà intorno a te per farla accadere.
          Il coraggio senza la paura è solamente incoscienza.

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          • #6
            solo quattro parole: Grazie Max, come sempre!

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            • #7
              Questo è un articolo dove si parla di questa storia nello specifico. E il vuoto che mi rimane dentro è meno difficile da colmare...

              http://www.storci.com/pdf/news/rasse...amarzo2011.pdf
              Il coraggio senza la paura è solamente incoscienza.

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