Deyo
20-06-2008, 09.11.16
Sono un frequentatore di questo forum da poco, ma ho notato che molte domande poste dagli utenti vertono sul tema della vettorializzazione dei file.
Io non voglio salire in cattedra, e certamente molti di voi ne sanno più di me, ma ho pensato che potesse essere utile una piccola guida a questo tipo di operazione, se non altro perché a me avrebbe fatto molto comodo tanti anni fa, e chi comincia ora magari troverà qualche piccolo spunto interessante.
Avrei quindi voluto scrivere una specie di tutorial, ma provandoci mi sono reso conto che stavo scrivendo un trattato di diverse pagine, che alla fine nessuno avrebbe letto.
Ho quindi tentato di riassumere il mio metodo di lavoro, riducendolo a pochi trucchi “base”.
Spero di esserci riuscito, ma non ho il dono della sintesi e mi scuso in anticipo per questo.
Ovviamente, chiunque si senta di dover correggere, integrare o confutare ciò che sto per scrivere, non solo è libero di farlo ma è il benvenuto. E ribadisco che quanto qui riportato rappresenta il “mio” metodo di lavoro, non la verità assoluta. Se qualcuno di voi usa altri metodi, magari migliori, è vivamente pregato di illustrarli. Ma finora questo è quello che ha funzionato meglio per me.
Premettendo che molto spesso un cliente non ci fornisce il file vettoriale perché non sa cosa diavolo sia e a volte addirittura non sa di possederlo, voglio innanzitutto ricordare che è possibile estrarre con appositi accorgimenti i file desiderati da siti in flash e documenti in pdf, oltre a poter scaricare da internet quelli più famosi.
Ma supponiamo il caso peggiore, siamo proprio costretti a farlo noi.
Ovviamente, il metodo più valido e che dà sempre i risultati migliori è quello di farlo ex novo tracciandolo a mano. Ma se avete poco tempo, poca voglia, oppure preferite magari usare i pennelli piuttosto che i nodi, esiste una soluzione che a mio avviso consente di risparmiare gran parte del lavoro.
Mettiamo il caso che il logo abbia una risoluzione non proprio da primato ma nemmeno indistinguibile, sia magari a molti colori e con qualche bel riempimento sfumato, perché no? Ovviamente il tutto salvato in jpg, con quei begli artefatti di compressione tipo morbillo.
E mettiamo anche che il budget stanziato dal cliente sia molto risicato, se non nullo, per quanto riguarda la sistemazione della grafica. Non ho bisogno di dirvi che è un caso frequente.
Nella mia esperienza, tentare di ottenere in modo “automatico” un vettoriale di qualità di un file del genere è pressochè impossibile: le funzioni di tracciatura automatica di Corel o Illustrator, i tracciati di Photoshop, i vari siti tipo VectorMagic, tutto inutile. Generano troppe imperfezioni e mettere mano al file per correggerle tutte richiede normalmente più tempo che rifarlo da capo. Ma perché questi sistemi non funzionano?
A mio parere la causa dell’inefficacia dei sistemi citati risiede nella complessità di calcolo richiesta quando nel file sono presenti molti colori e sfumature. In realtà la soluzione è piuttosto semplice: un file da vettorializzare deve essere sempre a livelli di grigio, o riportato a tale condizione, ed a quel punto un software in grado di generare un tracciato di qualità esiste. Non solo, lo fa… la Roland.
Per la precisione, si chiama Dr.Stika. E credo il nome non sia casuale, perché in effetti la prima volta che ho provato ad usarlo per questo scopo ho esclamato esattamente “stika…”.
Va beh, forse c’era qualche zeta in più…;)
Il motivo di tale dote è presto detto: quel software serve a pilotare plotter da taglio, che necessariamente hanno bisogno di dati vettoriali. Questo significa che se gli date in pasto un bmp (accetta solo quello) a livelli di grigio (non b/n, a livelli di grigio è più efficace e avrete la possibilità anche di selezionare la sensibilità rispetto al nero) vi restituirà un bel tracciato. Superiore a qualsiasi tracciato generato da Photoshop, da Illustrator o da CorelDraw.
Unico difetto: il software non è in commercio, a meno che non acquistiate un plotter da solo taglio Roland della serie Camm, o che non supplichiate il Team Roland di fornirvelo di straforo.
Ma veniamo al dunque: il mio metodo di tracciatura.
Il file da tracciare va manipolato con un software grafico tipo Photoshop o PhotoPaint, o, come faccio io, con gli strumenti migliori di entrambi.
Normalmente io procedo in questo modo:
-apro il file in Photoshop e cerco di individuare i tratti salienti del disegno: contorni, oggetti, aree di colore separate, ecc.
-isolo le zone di diversi colori ed elimino i riempimenti quando i contorni sono chiusi, anche cancellando piccole parti, in modo da poter convertire tutto in livelli di grigio senza perdere elementi essenziali del disegno; a questo scopo potete usare anche le maschere, il negativo, gomma, matita, sostituzione di colori, ecc. Questa fase mi è un po’ difficile da spiegare bene a parole, ma nella realtà è più semplice di quanto non la faccia apparire. In pratica dobbiamo reinterpretare il disegno come per renderlo monocromatico senza perdere degli elementi. Per fare un esempio pratico, se ho due zone di colori diversi adiacenti, devo cercare di separarle, ad esempio con un filetto bianco, e così via.
-converto il disegno in livelli di grigio,
-alzo la risoluzione a 1200 dpi nelle dimensioni di un A4,
-utilizzando le curve cerco di ottenere un disegno il più possibile vicino ad un bianco e nero, anche qui aiutandomi con le maschere per calibrare le diverse zone chiare e scure,
-salvo il risultato in bmp.
-Lo apro in PhotoPaint, che ha una funzione di correzione errori che si rivela particolarmente indicata, se ben impostata, a minimizzare le scalettature residue. Anche qui, aiutandomi con le maschere se serve, cerco di ottenere il risultato più lineare possibile. A volte può essere utile convertire il file in bianco e nero e riconvertirlo nuovamente a livelli di grigio, perché questa operazione rende i tratti più “morbidi”.
-Copio il tracciato da Dr.Stika al mio software vettoriale preferito, CorelDraw, per procedere con gli ultimi ritocchi.
Il tracciato consisterà in un gruppo ed andrà ridimensionato, perché Dr.Stika lo dimensiona sul formato del plotter, quindi risulterà grande.
Una volta diviso il gruppo di oggetti, e magari copiato il file raster originale in un livello sottostante per riscontro, provvedo a ricolorare le varie parti come in origine (operazione ben più semplice da farsi ora che il file è un tracciato), ridare i riempimenti sfumati, saldare nuovamente le parti che avevo diviso, correggere le piccole imperfezioni.
Le curve che presentano ancora delle tracce di scalettatura, ad esempio, si possono facilmente correggere con la funzione di autoriduzione dei nodi di Corel, selezionando il tratto incriminato.
Ma vi garantisco che se il file è stato preparato per bene prima della cura del dottor Stika, i difetti saranno veramente pochi, se non nulli.
L’unico appunto che si può fare è che a volte può capitare che gli spigoli vivi risultino un po’ arrotondati ripetto all’originale. A parte il fatto che la cosa è rapidamente correggibile, questo non è affatto un difetto, se il tracciato intendete utilizzarlo per il taglio del pvc o del termosaldabile. Anzi, questa caratteristica elimina molti problemi di spellicolamento dopo il taglio, perché la lama del plotter invece di impuntarsi ruota più dolcemente, tagliando meglio gli spigoli. Anzi, quella dell’arrotondare gli spigoli vivi è un’operazione che io faccio comunque sempre, se devo preparare un tracciato di taglio.
Questa procedura, che vi garantisco essere ben più semplice a farsi che a spiegarsi, ha anche altri utilizzi. Nella mia esperienza specifica, è molto utile per risolvere alcuni piccoli bug che CorelDraw presenta, ma se vi interessa ne parlerò magari in un’altra occasione.
Quello che soprattutto mi preme sottolineare, è che questo metodo consente a chiunque sia totalmente digiuno di grafica vettoriale, ma abbia buone basi di grafica raster, di ottenere file il più delle volte qualitativamente superiori ai disegni vettoriali comunemente reperibili in commercio. E quindi consente anche a chi di vettoriale non ne ha mai masticato granchè, di generare file che possono essere ingranditi anche molto, senza perdere qualità.
A chi invece il vettoriale lo adora, come il sottoscritto, e per un logo complesso preferisce partire da una base di qualità piuttosto che da zero, consiglio di provare.
In molti casi, lavori che avrebbero richiesto un’ora li ho realizzati in pochi minuti.
Uno degli ultimi lavori che ho realizzato, ad esempio, era una grafica in stile anni ’70, con scritte e fiori variopinti in modo psichedelico. La base di partenza non era nemmeno un file, ma una stampa sbiadita su una t-shirt a costine usata per anni. Insomma, il peggio.
Ricostruire un disegno del genere avrebbe richiesto almeno un paio d’ore.
L’ho realizzato in meno di mezz’ora, con la soddisfazione di godermi l’espressione sbigottita del cliente per averlo realizzato in quei tempi e soprattutto con quella qualità finale.
E come al solito, devo ringraziare la Roland.:)
Io non voglio salire in cattedra, e certamente molti di voi ne sanno più di me, ma ho pensato che potesse essere utile una piccola guida a questo tipo di operazione, se non altro perché a me avrebbe fatto molto comodo tanti anni fa, e chi comincia ora magari troverà qualche piccolo spunto interessante.
Avrei quindi voluto scrivere una specie di tutorial, ma provandoci mi sono reso conto che stavo scrivendo un trattato di diverse pagine, che alla fine nessuno avrebbe letto.
Ho quindi tentato di riassumere il mio metodo di lavoro, riducendolo a pochi trucchi “base”.
Spero di esserci riuscito, ma non ho il dono della sintesi e mi scuso in anticipo per questo.
Ovviamente, chiunque si senta di dover correggere, integrare o confutare ciò che sto per scrivere, non solo è libero di farlo ma è il benvenuto. E ribadisco che quanto qui riportato rappresenta il “mio” metodo di lavoro, non la verità assoluta. Se qualcuno di voi usa altri metodi, magari migliori, è vivamente pregato di illustrarli. Ma finora questo è quello che ha funzionato meglio per me.
Premettendo che molto spesso un cliente non ci fornisce il file vettoriale perché non sa cosa diavolo sia e a volte addirittura non sa di possederlo, voglio innanzitutto ricordare che è possibile estrarre con appositi accorgimenti i file desiderati da siti in flash e documenti in pdf, oltre a poter scaricare da internet quelli più famosi.
Ma supponiamo il caso peggiore, siamo proprio costretti a farlo noi.
Ovviamente, il metodo più valido e che dà sempre i risultati migliori è quello di farlo ex novo tracciandolo a mano. Ma se avete poco tempo, poca voglia, oppure preferite magari usare i pennelli piuttosto che i nodi, esiste una soluzione che a mio avviso consente di risparmiare gran parte del lavoro.
Mettiamo il caso che il logo abbia una risoluzione non proprio da primato ma nemmeno indistinguibile, sia magari a molti colori e con qualche bel riempimento sfumato, perché no? Ovviamente il tutto salvato in jpg, con quei begli artefatti di compressione tipo morbillo.
E mettiamo anche che il budget stanziato dal cliente sia molto risicato, se non nullo, per quanto riguarda la sistemazione della grafica. Non ho bisogno di dirvi che è un caso frequente.
Nella mia esperienza, tentare di ottenere in modo “automatico” un vettoriale di qualità di un file del genere è pressochè impossibile: le funzioni di tracciatura automatica di Corel o Illustrator, i tracciati di Photoshop, i vari siti tipo VectorMagic, tutto inutile. Generano troppe imperfezioni e mettere mano al file per correggerle tutte richiede normalmente più tempo che rifarlo da capo. Ma perché questi sistemi non funzionano?
A mio parere la causa dell’inefficacia dei sistemi citati risiede nella complessità di calcolo richiesta quando nel file sono presenti molti colori e sfumature. In realtà la soluzione è piuttosto semplice: un file da vettorializzare deve essere sempre a livelli di grigio, o riportato a tale condizione, ed a quel punto un software in grado di generare un tracciato di qualità esiste. Non solo, lo fa… la Roland.
Per la precisione, si chiama Dr.Stika. E credo il nome non sia casuale, perché in effetti la prima volta che ho provato ad usarlo per questo scopo ho esclamato esattamente “stika…”.
Va beh, forse c’era qualche zeta in più…;)
Il motivo di tale dote è presto detto: quel software serve a pilotare plotter da taglio, che necessariamente hanno bisogno di dati vettoriali. Questo significa che se gli date in pasto un bmp (accetta solo quello) a livelli di grigio (non b/n, a livelli di grigio è più efficace e avrete la possibilità anche di selezionare la sensibilità rispetto al nero) vi restituirà un bel tracciato. Superiore a qualsiasi tracciato generato da Photoshop, da Illustrator o da CorelDraw.
Unico difetto: il software non è in commercio, a meno che non acquistiate un plotter da solo taglio Roland della serie Camm, o che non supplichiate il Team Roland di fornirvelo di straforo.
Ma veniamo al dunque: il mio metodo di tracciatura.
Il file da tracciare va manipolato con un software grafico tipo Photoshop o PhotoPaint, o, come faccio io, con gli strumenti migliori di entrambi.
Normalmente io procedo in questo modo:
-apro il file in Photoshop e cerco di individuare i tratti salienti del disegno: contorni, oggetti, aree di colore separate, ecc.
-isolo le zone di diversi colori ed elimino i riempimenti quando i contorni sono chiusi, anche cancellando piccole parti, in modo da poter convertire tutto in livelli di grigio senza perdere elementi essenziali del disegno; a questo scopo potete usare anche le maschere, il negativo, gomma, matita, sostituzione di colori, ecc. Questa fase mi è un po’ difficile da spiegare bene a parole, ma nella realtà è più semplice di quanto non la faccia apparire. In pratica dobbiamo reinterpretare il disegno come per renderlo monocromatico senza perdere degli elementi. Per fare un esempio pratico, se ho due zone di colori diversi adiacenti, devo cercare di separarle, ad esempio con un filetto bianco, e così via.
-converto il disegno in livelli di grigio,
-alzo la risoluzione a 1200 dpi nelle dimensioni di un A4,
-utilizzando le curve cerco di ottenere un disegno il più possibile vicino ad un bianco e nero, anche qui aiutandomi con le maschere per calibrare le diverse zone chiare e scure,
-salvo il risultato in bmp.
-Lo apro in PhotoPaint, che ha una funzione di correzione errori che si rivela particolarmente indicata, se ben impostata, a minimizzare le scalettature residue. Anche qui, aiutandomi con le maschere se serve, cerco di ottenere il risultato più lineare possibile. A volte può essere utile convertire il file in bianco e nero e riconvertirlo nuovamente a livelli di grigio, perché questa operazione rende i tratti più “morbidi”.
-Copio il tracciato da Dr.Stika al mio software vettoriale preferito, CorelDraw, per procedere con gli ultimi ritocchi.
Il tracciato consisterà in un gruppo ed andrà ridimensionato, perché Dr.Stika lo dimensiona sul formato del plotter, quindi risulterà grande.
Una volta diviso il gruppo di oggetti, e magari copiato il file raster originale in un livello sottostante per riscontro, provvedo a ricolorare le varie parti come in origine (operazione ben più semplice da farsi ora che il file è un tracciato), ridare i riempimenti sfumati, saldare nuovamente le parti che avevo diviso, correggere le piccole imperfezioni.
Le curve che presentano ancora delle tracce di scalettatura, ad esempio, si possono facilmente correggere con la funzione di autoriduzione dei nodi di Corel, selezionando il tratto incriminato.
Ma vi garantisco che se il file è stato preparato per bene prima della cura del dottor Stika, i difetti saranno veramente pochi, se non nulli.
L’unico appunto che si può fare è che a volte può capitare che gli spigoli vivi risultino un po’ arrotondati ripetto all’originale. A parte il fatto che la cosa è rapidamente correggibile, questo non è affatto un difetto, se il tracciato intendete utilizzarlo per il taglio del pvc o del termosaldabile. Anzi, questa caratteristica elimina molti problemi di spellicolamento dopo il taglio, perché la lama del plotter invece di impuntarsi ruota più dolcemente, tagliando meglio gli spigoli. Anzi, quella dell’arrotondare gli spigoli vivi è un’operazione che io faccio comunque sempre, se devo preparare un tracciato di taglio.
Questa procedura, che vi garantisco essere ben più semplice a farsi che a spiegarsi, ha anche altri utilizzi. Nella mia esperienza specifica, è molto utile per risolvere alcuni piccoli bug che CorelDraw presenta, ma se vi interessa ne parlerò magari in un’altra occasione.
Quello che soprattutto mi preme sottolineare, è che questo metodo consente a chiunque sia totalmente digiuno di grafica vettoriale, ma abbia buone basi di grafica raster, di ottenere file il più delle volte qualitativamente superiori ai disegni vettoriali comunemente reperibili in commercio. E quindi consente anche a chi di vettoriale non ne ha mai masticato granchè, di generare file che possono essere ingranditi anche molto, senza perdere qualità.
A chi invece il vettoriale lo adora, come il sottoscritto, e per un logo complesso preferisce partire da una base di qualità piuttosto che da zero, consiglio di provare.
In molti casi, lavori che avrebbero richiesto un’ora li ho realizzati in pochi minuti.
Uno degli ultimi lavori che ho realizzato, ad esempio, era una grafica in stile anni ’70, con scritte e fiori variopinti in modo psichedelico. La base di partenza non era nemmeno un file, ma una stampa sbiadita su una t-shirt a costine usata per anni. Insomma, il peggio.
Ricostruire un disegno del genere avrebbe richiesto almeno un paio d’ore.
L’ho realizzato in meno di mezz’ora, con la soddisfazione di godermi l’espressione sbigottita del cliente per averlo realizzato in quei tempi e soprattutto con quella qualità finale.
E come al solito, devo ringraziare la Roland.:)